Le specie aliene invasive in Italia, cause e conseguenze

Nuovi animali, piante e parassiti devastano il nostro ecosistema. Come arrivano in Italia e perché si diffondono le specie aliene?

Un parrocchetto monaco, una delle specie aliene più diffuse in Italia
PARROCCHETTO MONACO

Una vera e propria invasione biologica. È quello che sta succedendo in Italia a causa delle specie aliene: animali, piante e microorganismi trasportati dall’uomo fuori dal loro contesto originario. Irrompono nei nostri ecosistemi, fino a sopraffare gli animali “casalinghi” e causare gravi danni ambientali, economici e sanitari. Dai graziosi pappagallini nei parchi, alle nutrie lungo i fiumi, fino al micidiale punteruolo rosso. Sono migliaia le nuove specie che giungono da noi e stravolgono il nostro ambiente. Come arrivano e perché si diffondono così facilmente? Ecco una scheda, ricca di esempi, per capire tutto sull’invasione delle specie aliene in Italia 

Come arrivano: il trasporto involontario

Molte specie aliene che arrivano in Italia sono trasportate in modo inconsapevole. Succede ad esempio con l’acqua di zavorra delle navi: fanno il carico nelle zone tropicali, poi rilasciano nei nostri porti un’acqua piena di meduse e molluschi. Negli aeroporti, invece, tanti passeggeri si portano dietro, inavvertitamente, semi di piante nella suola delle scarpe. Molti insetti possono nascondersi nelle valige durante lunghi viaggi, anche in treno. La maggior parte dei parassiti, invece, si trova nelle piante che finiscono nel mercato internazionale dei vivai.

Cocciniglia tartaruga – La cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis) è una parassita che attacca prevalentemente i pini, originario degli Stati Uniti e del Canada. Nel 2008, a causa del commercio di alberi di Natale, arriva a Porto Rico, dove fa una strage di alberi. Nel 2014 viene segnalata a Napoli, dove comincia a infestare le aree del golfo. Poi tocca a Roma, città ricca di pini e scatta l’emergenza: dal 2018 intere pinete cominciano a deperire.

Come arrivano: il trasporto volontario

Altre specie aliene, invece, sono trasportate in Italia di proposito. Per svariate ragioni. Molti pesci, come il siluro o il persico sole, sono immessi in laghi e fiumi per la pesca. Alcune piante, come l’ailanto, vengono importate perché sono in grado di sopravvivere molto bene in città. Una grossa fetta di specie aliene arriva in Italia a causa del commercio di animali da compagnia, come ad esempio i parrocchetti e le tartarughe americane. Altri animali, come le nutrie o il gambero killer della Louisiana, arrivano per gli allevamenti a scopo commerciale (pelli o carne); poi qualche esemplare scappa.

Nutria – La nutria è un mammifero originario del Sud America. Nella prima metà del secolo scorso in Italia nacquero diversi allevamenti per la sua pelliccia. Poi alcuni animali scapparono, oppure furono liberati, in seguito alla crisi del settore. Le nutrie si adattarono molto bene e si insediarono lungo le sponde del Po. Oggi sono presenti nelle vicinanze di molti fiumi e laghi italiani

Come si diffondono le specie aliene

Una volta giunta in Italia, la specie aliena, fuori dal suo contesto originario, può soccombere velocemente. Ma può anche sopravvivere, trovando delle nicchie ambientali idonee, senza causare problemi all’ecosistema. Oppure, nell’ipotesi peggiore, può adattarsi e diffondersi nel nuovo contesto talmente bene da diventare un pericolo per le specie autoctone (in questo caso la specie aliena viene definita invasiva). In Europa si stima che ci siano 12mila specie aliene, il 10 per cento delle quali sono invasive.(1) Questo avviene soprattutto perché nel nuovo territorio non ci sono antagonisti: le specie aliene non sono minacciati da parassiti e predatori, come avviene invece nel loro luogo di origine. E poi c’è il cambiamento climatico, che ha reso le temperature italiane più simili a quelle tropicali.

Parrocchetti – Sono pappagalli originari dell’Africa e dell’India (il parrocchetto dal collare) e del Sud America (il parrocchetto monaco). Nella seconda metà del secolo scorso si sono diffusi in Europa come animali da compagnia. Molti esemplari sono stati liberati. I parrocchetti si sono diffusi nei parchi di molte città italiane: il clima sempre più caldo, la moltitudine di semi e frutti e la mancanza di predatori ha permesso la loro diffusione

Gli impatti sull’ecosistema

Gli ecosistemi sono formati da un’insieme interdipendente di animali, piante e microorganismi, che hanno trovato il loro equilibrio nell’arco di centinaia o migliaia di anni. Quando irrompe una specie aliena, questo equilibrio viene spezzato. La “new entry” porta via spazi e cibi alle razze autoctone. Spesso le specie aliene si diffonde, causando la scomparsa di altri animali o piante; per questo sono considerate una delle principali cause della scomparsa di biodiversità.

Tartaruga americana – La Trachemys scripta è una testuggine palustre, originaria degli Stati Uniti. Nella seconda metà del secolo scorso entra nelle case degli italiani come animale da compagnia. Molti però restano sorpresi dalla sua crescita, che rende problematica la sua gestione. Così le abbandonano nei pressi di laghi e fiumi. Le tartarughe americane si diffondono velocemente, a discapito delle testuggini europee, più piccole e meno feconde.

Gli impatti sulla salute

In Italia sono arrivate diverse piante, come l’americana Ambrosia artemisifolia, che causano gravi allergie e crisi asmatiche. Ma soprattutto sono arrivati molti insetti, anche pericolosi, che hanno portato addirittura gravi epidemie.

Zanzara tigre – La zanzara tigre (Aedes albopictus) è originaria del sud est asiatico. Si è diffusa in tutto il mondo a causa, principalmente, del commercio di pneumatici usati (uno dei luoghi principali in cui depongono le uova). È presente in Italia dal 1990. Oltre ad avere una puntura fastidiosa, è stata il vettore dell’epidemia di chikungunya del 2007 in Emilia Romagna

Gli impatti economici

Le specie aliene causano importanti danni economici. Ci sono piante, come il giacinto d’acqua, che invadono fiumi impedendo sia la pesca che il passaggio di imbarcazioni. Ma il settore più colpito è senz’altro l’agricoltura, che nel corso degli anni ha visto arrivare diversi parassiti, che hanno rovinato il raccolto e devastato intere coltivazioni.

Xylella – Xylella fastidiosa è un batterio che aggredisce molti tipi di piante, originariamente confinato in America. Nel 2008 una pianta di caffè contaminata del Costa Rica arriva in Puglia. A partire dal 2013 stermina intere coltivazioni di ulivi nel Salento, affondando il fiorente mercato di olio d’oliva della zona 

Come contrastare le specie aliene

Per prevenire e gestire questo emergente problema, in Europa è in vigore il Regolamento sulle specie invasive(2) e viene pubblicata, e periodicamente aggiornata, la lista delle specie aliene di rilevanza unionale.(3) In Italia il D.Lgs 230/2017(4) vieta l’acquisto, la vendita, lo scambio, il trasporto e la detenzione di tutte gli animali e le piante presenti in quella lista.
Fermare la diffusione di specie aliene già diffuse diventa lungo e dispendioso. Per eliminare nuovi parassiti, talvolta, è addirittura necessario utilizzare i loro antagonisti naturali, che si trovano nei loro luoghi di origine. Ma si tratta, anche in questo caso, di nuove specie aliene, che andrebbero a intaccare l’equilibrio dell’ecosistema.

Cimice asiatica – La cimice asiatica (Halyomorpha halys) è un insetto che aggredisce i frutteti, originario dell’Asia orientale. Dal 2012 è stata segnalata in Emilia Romagna e da allora ha devastato i raccolti di molte campagne del nord Italia. Per contrastarlo si sta sperimentando l’impiego del suo antagonista naturale: la vespa samurai, un insetto giapponese

FONTI

  1. Specieinvasive.it – Sito del ministero dell’Ambiente dedicato alle specie invasive
  2. Regolamento 1143/2014 – Regolamento europeo sulle specie esotiche invasive
  3. Lista delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale
  4. D.Lgs 230/2017 – Decreto Legislativo sulle specie esotiche invasive