Residence Bravetta, lo scenario post bellico di Roma

I ruderi di un complesso di 90mila metri cubi svettano e dominano il paesaggio di via di Bravetta, in una Riserva naturale

Gli "scheletri" del Residence Bravetta

Il residence Bravetta oggi non è altro che una serie di immensi scheletri di cemento. Sembrano residui bellici, in procinto di essere demoliti o ricostruiti. Invece da oltre un decennio dominano così, nudi e crudi, lo skyline di una fetta della periferia ovest di Roma. Un simbolo di degrado, che dopo decenni di immobilismo sembra volgere alla soluzione auspicata da tutti gli abitanti della zona.

Dove si trova

Il residence si trova in via di Bravetta 415. Una strada con molto traffico e un quartiere densamente abitato. Da un lato. Perché dall’altro lato della via, invece, comincia la Riserva Naturale Valle dei Casali: una lungo altipiano verde che inizia da Villa Pamphilj (uno dei parchi più grandi di Roma), per scendere quasi fino al Tevere. Una serie di collinette, in cui barbagianni e rondini svolazzano tra querce e olmi, un lungo polmone verde che si addentra e rinfresca il tessuto urbano. È proprio in una porzione di questa area verde che si edifica il Residence, a dir poco impattante: un complesso di 90mila metri cubi, formato da cinque edifici di sette piani, per creare 533 mini appartamenti.

La storia

Siamo alla fine degli anni ’70 quando il gruppo Mezzaroma costruisce questo complesso di edifici che prendono il nome di Residence Roma. All’inizio viene utilizzato dal Comune come alleggio temporaneo per le famiglie, in attesa di case popolari. Nella metà degli anni, però, avviene l’assegnazione delle case popolari. A quel punto i mini appartamenti, rimasti vuoti, vengono affittati (e subaffittati) a immigrati, oppure sono occupati abusivamente.

Inizia un periodo di degrado, con tanti episodi criminalità: spaccio di droga, regolamento di conti e vari tipi di violenza. Gli abitanti del quartiere protestano in continuazione per l’insicurezza della zona. Nel 2006 avviene l’episodio più grave: il ritrovamento dei cadaveri di due immigrati nel cortile dello stabile. Quella è la goccia che fa traboccare il vaso: viene effettuato uno sgombero cruento e gli edifici vengono “spogliati” dei muri esterni, per scongiurare nuove occupazioni.

Lo scenario post bellico

In questo modo i palazzi assumono le sembianze “post belliche”: immensi scheletri di cemento armato senza nessuna funzione. Sembrano ruderi dopo un bombardamento, con macerie e cavi pericolanti. Diventano un evidente simbolo di degrado. Doveva essere una situazione temporanea però. Anzi, demolire le mura, evitando nuove occupazioni, avrebbe dovuto favorire la rinascita del Residence, in attesa di bonifica e riqualificazione. In realtà, però, è seguita una lunga querelle tra il gruppo Mezzaroma e il Comune di Roma, che ha congelato completamente la situazione.

Il Residence Bravetta oggi

In questo modo gli scheletri di cemento sono rimasti lì. Anni e anni senza nessun cambiamento. Finché, nell’estate del 2022, la lunga vicenda sembra volgere al termine. L’amministrazione capitolina, guidata dal sindaco Gualtieri, ordina l’abbattimento. Le ruspe cominciano la demolizione del complesso e abbattono un edificio dopo l’altro. Il progetto del Comune di Roma è quello di creare, al posto dell’ecomostro, nuove residenze e un nuovo polo scolastico, con una biblioteca e un centro sportivo.

DATA DELLE RIPRESE: 12/09/2021 – LUOGO: ROMA