Gli impianti sciistici abbandonati di Montecristo

Sempre meno neve nell’Appennino. Le sciate sono un lontano ricordo, ma le macerie degli impianti di Montecristo restano

Piloni dello ski-lift a terra a Montecristo
CIMA DI MONTECRISTO (AQ)

Inutili piloni d’acciaio che si innalzano verso il cielo, cabine di controllo fatiscenti e ruderi di un residence mai nato. Si presentano così le strutture del comprensorio sciistico di Montecristo, nel Parco Nazionale del Gran Sasso. Doveva essere un alternativa, più semplice e riparata, alle vicine piste di Campo Imperatore, con le quali doveva addirittura collegarsi, sci ai piedi. Quel che resta di quell’idea, tra controversie e sempre meno neve, oggi giace immobile e silenzioso. L’unica sua funzione è quella di offrire un po’ di riparo a greggi e pastori.

Montecristo dove si trova

Il Monte Cristo (o Montecristo), alto 1921 metri, è nel gruppo montuoso del Gran Sasso, il più alto delle Appennini. Si trova nel versante sud-ovest del massiccio, interamente nel territorio del comune dell’Aquila. Si raggiunge grazie a una strada statale che dal casello autostradale di Assergi (AQ) porta a Campo Imperatore. Ma tra i tantissimi sciatori che percorrono quella strada per raggiungere il più famoso comprensorio abruzzese, pochi sanno di passare proprio accanto a un’altra stazione sciistica.

Base della seggiovia coi piloni che salgono verso la cima di Montecristo
LA SEGGIOVIA DI PARTENZA DEL COMPRENSORIO

Gli impianti di Montecristo

A cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso furono costruiti gli impianti nel versante Sud-Ovest di Montecristo. Una prima seggiovia portava gli sciatori da quota 1450 a 1600 metri, da dove partono tre ski-lift, uno dei quali arrivava in cima al monte. Questi impianti sono stati in funzione per una trentina d’anni, frequentati da chi voleva più tranquillità rispetto al trafficato Campo Imperatore. Ma la concorrenza e le nevicate sempre meno abbondanti hanno reso economicamente insostenibile tenere in piedi il comprensorio di Montecristo. Gli impianti sono stati completamente abbandonati dal 2001. Oggi in inverno la montagna è frequentata solamente da chi pratica sci alpino o camminate con le ciaspole (quando c’è la neve).

Il residence “Campo Nevada”

Nel versante Nord-Est, invece, c’è la Fossa di Paganica, una conca a quota 1700 metri tra Montecristo e le altre montagne del Gran Sasso. Alla fine degli anni ’60 cominciarono a costruire un residence e un hotel: il progetto era quello costituire un nuovo e ambizioso centro turistico, chiamato “Campo Nevada”. A ridosso delle due costruzioni (di 30mila metri quadrati), collocarono due ski-lift che raggiungevano la cima di Montecristo. Da qui ci si poteva poi collegare con gli impianti dell’altro versante. Tutte questo ambizioso programma, però, andò incontro a controversie legate all’impatto ambientale e al rischio valanghe. Alla fine l’intero progetto naufragò. Il residence non è mai stato terminato e gli impianti non sono mai entrati in funzione.

Ruderi del residence Campo Nevada
LE MACERIE DI CAMPO NEVADA

Il comprensorio sciistico abbandonato

Oggi è tutto dismesso e abbandonato. Degli impianti del versante Sud-Ovest restano le stazioni di partenza e i piloni arrugginiti. Del residence Campo Nevada, invece, rimangono delle strutture, in parte crollate, che fungono da riparo per i greggi nei periodi caldi. Dal residence parte un impianto di risalita che, pur non essendo mai entrato in funzione, continua a deturpare il paesaggio, con gli ski-lift malinconicamente agganciati alla fune.

Progetti per il futuro

Ogni tanto tornano a galla idee per ridare slancio al territorio. Spesso si parla dell’opportunità di puntare sullo sci di fondo, attività meno dispendiosa da un punto di vista ambientale ed economico. C’è anche un progetto per rimettere in sesto il comprensorio e collegarlo con quello di Campo Imperatore. Ma gli anni passano, la ruggine continua a deteriorare gli impianti. Ma soprattutto la nevicate sono sempre inferiori rispetto al secolo scorso. La carenza di neve nell’Appennino sta diventando una consuetudine e anche le stazioni sciistiche attive stanno attraversando momenti di crisi dovuti ai cambiamenti climatici.