Migranti climatici, è “tempo” di muoversi

In fuga da tempeste e alluvioni; dal mare e dalla siccità. Nel 2050 i migranti climatici saranno centinaia di milioni. Se non ci muoviamo

CASE ALLUVIONATE

Chi sono i migranti climatici?

Possono essere considerati migranti climatici tutti coloro che lasciano la propria abitazione per motivi legati al cambiamento climatico. La definizione è molto ampia e include sia chi si sposta a causa di cambiamenti lenti e progressivi, come l’innalzamento del livello del mare, sia chi deve abbandonare la propria casa dopo un uragano (in questo caso si parla generalmente di sfollati). Non è, invece, corretto parlare di rifugiati. Lo status di rifugiato è garantito a chi oltrepassa la frontiera in seguito a persecuzioni legate alla razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per un’opinione politica. Al momento il migrante climatico non ha norme internazionali che lo tutelino.

Perché c’è la migrazione climatica?

L’origine del problema è l’effetto serra: per produrre energia gli uomini bruciano combustibili fossili  (gas, carbone e petrolio), provocando l’emissione di gas (in particolare anidride carbonica) che bloccano il calore nell’atmosfera. Questo comporta in particolare due fenomeni:

  • Riscaldamento globale, con un aumento delle temperature e della siccità. Le conseguenze sono numerose: le ondate di calore provocano malattie, i terreni diventano aridi, la fusione dei ghiacci provoca l’innalzamento dei mari.
  • Eventi estremi: a causa in particolare dell’alta temperatura del mare, tempeste, bombe d’acqua e uragani diventano più numerosi e più potenti

Oggi, secondo l’Ipcc, più di 3 miliardi di persone vivono in contesti altamente vulnerabili ai cambiamenti climatici. E gli attuali modelli di sviluppo (che prevedono l’immissione di gas serra in atmosfera) aumentano i rischi.

Quali sono le principali cause?

La siccità rende i terreni aridi e poco fertili. Coltivarli richiede ingenti quantità d’acqua, che però manca in molti paesi (in particolare in Africa). Viene così minata una delle principali fonti di sostentamento, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Povertà e malnutrizione spingono alla migrazione interi territori.
Il livello del mare si sta alzando, mettendo a rischio soprattutto gli abitanti delle isole caraibiche o delle Maldive. Ma in questo modo anche le mareggiate, che danneggiano edifici e infrastrutture, sono amplificate.
Tempeste, uragani e alluvioni diventano sempre più devastanti, in grado di distruggere interi villaggi. Da questo punto di vista anche l’Italia non è immune, come ha dimostrato l’alluvione delle Marche del 2022.

Quanti sono i migranti climatici?

Non ci sono dati ufficiali, in quanto i migranti climatici non sono riconosciuti da trattati internazionali, si muovono principalmente all’interno delle nazioni e spesso senza lasciare tracce. Oltretutto, spesso, le migrazioni dovute all’inaridimento del terreno si confondono con gli spostamenti per motivi economici. Alcuni spunti interessanti arrivano dal Centro di monitoraggio degli spostamenti interni (IDMC): ogni anno ci sono decine di milioni di migrazioni all’interno dello stesso paese, ben oltre la metà di queste sono sempre causate da disastri ambientali.

Quanti saranno i migranti climatici?

La migrazione climatica è destinata ad aumentare. Su questo punto c’è unanimità. L’Ipcc già nel suo primo rapporto del 1990 aveva previsto “milioni di persone sfollate a causa dell’erosione del litorale, delle inondazioni costiere e della grave siccità”. Per quanto riguarda il futuro, però, la previsione più interessante arriva dalla Banca Mondiale: entro il 2050 il cambiamento climatico potrebbe portare più di 216 milioni di persone a migrare all’interno dei propri paesi. I luoghi più colpiti: Africa sub sahariana e Asia, seguiti da Nord Africa e America Latina.

Si può prevenire la migrazione climatica?

La fosca previsione della Banca Mondiale non è definitiva: si basa su modelli che non prevedono azioni concrete per cambiare il clima e il modello di sviluppo. Il numero dei migranti potrebbe calare anche dell’80 per cento, se si agisse subito, in particolare riducendo drasticamente le emissioni di gas serra. Da dove tutto è cominciato.

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