L’inquinamento acustico spiegato ai bambini

Quando un rumore diventa dannoso? Ecco una serie di semplici domande e risposte per comprendere l’abc dell’inquinamento acustico

Il traffico è la principale fonte di inquinamento acustico
TRAFFICO URBANO – FONTE GOOGLE MAPS

Rombi dei motori, clacson, martellate dai cantieri, schiamazzi dal locale. La colonna sonora della vita quotidiana è ricca di rumori indesiderati. Un mix che prende il nome di inquinamento acustico, uno dei problemi più sottovalutati dell’epoca moderna. Perché in genere si pensa che questi fastidi possano causare solo problemi all’udito. In realtà, quando si è esposti a un continuo sottofondo molesto, le conseguenze possono essere anche altre: stress, ipertensione, ischemia, morte prematura. L’inquinamento acustico, infatti, è la seconda causa ambientale di malattie, dietro solo alle polveri sottili. Come è possibile? Quando un rumore diventa pericoloso? Quali sono le cause e quali i rimedi? Ecco una serie ragionata di semplici domande e risposte per comprendere l’abc di questo fenomeno.

Che cos’è l’inquinamento acustico?

L’inquinamento acustico è l’insieme dei rumori indesiderati che possono provocare fastidio e molti altri problemi di salute, in particolare quando sono forti e costanti. Una definizione precisa è fornita dalla legge quadro sull’argomento (Legge 447/1995): “si intende per inquinamento acustico: l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi”

Che cos’è il rumore?

Quando un oggetto solido si muove, vibra o viene colpito, trasmette questo movimento alle particelle d’aria adiacenti (variando la loro pressione), che a loro volta mettono in movimento le particelle vicine e così via. Si forma così l’onda sonora, che è una vibrazione della pressione atmosferica che parte dalla sorgente e si propaga nello spazio. Quando questa vibrazione raggiunge le nostre orecchie, diventa un suono, o un rumore se non è gradito.

Come si misura il rumore?

Il suono (e il rumore) si misura attraverso il fonometro: uno strumento dotato di un microfono in grado di rilevare l’intensità della pressione dell’onda sonora. Il fonometro traduce l’intensità della pressione sonora in decibel (dB), che è l’unità di misura della forza del suono, che generalmente chiamiamo “volume”. Qualche esempio: il suono del respiro è di 20 dB, quello dell’aspirapolvere è di 70 dB, quello della sirena è di 120 dB, quello di un colpo di pistola è di 140 dB. Generalmente si considera che oltre i 100 dB i suoni comincino a risultare sgradevoli (troppo forti), mentre oltre i 120 dB si comincia a provare dolore

Quando il rumore diventa “inquinamento acustico”?

Nel 2013 l’Unione Europea ha approvato l’Environment Action Programme che, tra le altre cose, fissa dei valori limite oltre i quali il rumore può considerarsi dannoso: 55 dB nelle 24 ore e 50 dB di notte. Si deve tener conto che si tratta di valori che tengono conto di tutti i periodi di un anno. Inoltre sono valori di riferimento, non vincolanti, e ancora al centro di studi e analisi. Ad esempio nel 2018 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso le sue Linee guida per il rumore, con l’analisi di diverse fonti rumorose, e i limiti consigliati per la salvaguardia della salute sono inferiori a quelli seguiti dall’Ue.

In Italia ci sono dei limiti da rispettare?

In Italia i primi limiti da non superare sono stati fissati col DPCM 1 marzo 1991: 70 dB di giorno e 60 di notte. Col DPCM 14 novembre 1997, poi, sono stati stabiliti nuovi valori, suddivisi in base alla classificazione per zone del territorio: sei differenti classi (dalle aree protette fino alle aree industriali) che devono rispettare determinati livelli di rumorosità. Ad esempio nella classe 2, le aree prevalentemente residenziali, i limiti di rumore da non superare sono 50 dB di giorno e 40 dB di notte. È il Comune a dover realizzare la classificazione per zone, i regolamenti sull’inquinamento acustico, le deroghe e i controlli. 

Quante persone subiscono l’inquinamento acustico?

In Europa oltre una persona su cinque vive in zone in cui l’inquinamento acustico diventa dannoso per la salute. Oltretutto si prevede un aumento della popolazione esposta al rumore ambientale, dovuto alla crescita delle aree urbane e all’aumento della mobilità. In Italia le cose non vanno meglio. Studi dell’Ispra dimostrano come, in determinate zone urbane, più di metà della popolazione è esposta a livelli di rumore superiore a 65 decibel

Quali sono le principali cause di inquinamento acustico?

È senza dubbio il traffico nelle strade la principale fonte di inquinamento acustico. In Europa oltre 113 milioni di persone sentono un rumore veicolare superiore a 55 dB praticamente tutti i giorni. L’Italia è tra le più penalizzate. Una ricerca dell’Istituto per la Salute globale di Barcellona ha stimato che il 60,5% degli abitanti di Roma sono sottoposti al rumore proveniente dalle strade oltre la soglia di tollerabilità. A seguire, le altre principali fonti di inquinamento acustico sono le ferrovie, il traffico aereo, le industrie e le attività commerciali. 

Quali sono i danni per la salute?

L’inquinamento acustico è in genere troppo basso per provocare danni considerevoli all’udito. Però è stato ampiamente dimostrato che se l’esposizione al rumore è continua e supera determinati livelli, può portare ad altre conseguenze: stress, disturbi del sonno, problemi al metabolismo e al sistema cardiovascolare e deterioramento dello sviluppo cognitivo dei bambini. Le conseguenze possono essere gravissime. Lo dimostrano i 48.000 nuovi casi di cardiopatie ischemiche e le 12.000 morti premature che avvengono in Europa ogni anno, a causa dell’inquinamento acustico

Quali sono i danni per l’ambiente?

L’inquinamento acustico provoca gravi problemi anche per gli ecosistemi. Molte specie, infatti, si affidano alla comunicazione sonora per aspetti importanti come la ricerca del cibo o del partner per l’accoppiamento. Il rumore prodotto dall’uomo interferisce con queste attività fondamentali e può influenzare la vita e la distribuzione degli animali. Diversi studi dimostrano poi che l’inquinamento acustico può causare stress, problemi all’udito e al sistema immunitario degli animali. Gli uccelli, ad esempio, evitano luoghi vicino a strade rumorose poiché impedisce loro di percepire i predatori e copre il loro cinguettio. Anche in mare ci sono molti problemi, in quanto in acqua il suono si propaga più velocemente; ai pesci il rumore può provocare stress, disorientamento e incremento di mortalità.

Quali sono i rimedi per ridurre l’inquinamento acustico?

Nel corso degli ultimi due decenni si sono prese molte iniziative per arginare il rumore, in particolare quello del traffico veicolare, il più diffuso. Nuovi regolamenti hanno imposto limiti di rumorosità dei motori, anche se la vera soluzione in questo campo potrebbe essere il graduale passaggio a veicoli elettrici. Si stanno perfezionando anche gli asfalti fonoassorbenti e i nuovi pneumatici devono portare l’indicazione dell’indice di rumorosità. Anche abbassare i limiti di velocità porta alla diminuzione dei decibel che arrivano dalla strada.

Quali sono i principali riferimenti normativi?

In Italia la prima legge su questo fenomeno è stato il DPCM 01 novembre 1991, che ha introdotto i primi limiti. In seguito è arrivata la Legge Quadro 447/95 che introduce la classificazione per zone, i piani di risanamento, i regolamenti per l’attuazione della tutela dell’inquinamento acustico e stabilisce le competenze della materia. Due anni dopo il DPCM 14 novembre 97 introduce i limiti da non oltrepassare per ogni classe territoriale (in base alla presenza o meno di ospedali, scuole, abitazioni…). Nel nuovo secolo arriva il primo riferimento europeo con la Direttiva 2002/49/CE, che stabilisce criteri univoci per effettuare le misurazioni, i controlli e le mappature del territorio. Questa direttiva è stata recepita in Italia con il D.Lgs 194/05 che ha introdotto l’obbligo delle mappature acustiche e dei piani d’azione per raggiungere gli obiettivi.

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