Tevere, il mistero dei pesci morti

Un’improvvisa morìa crea cumuli di carcasse. Succede in modo ricorrente, sempre negli stessi punti, sempre in estate. Qual’è la causa dei pesci morti?

Alcune carcasse di pesci morti sul Tevere

Un tappeto di pesci morti. È questa l’immagine che capita di vedere a Roma, in alcuni tratti del Tevere, in estate. In particolare vicino a Castel Sant’Angelo o all’isola Tiberina, zone turistiche molto frequentate, soprattutto nella bella stagione, quando lungo le sponde del fiume vengono allestite bancarelle, ristoranti e locali. Proprio a un passo dalla putrefazione di flora e fauna del fiume.

La dinamica

Destino vuole, infatti, che questo fenomeno, non nuovo nella capitale, si verifichi proprio d’estate. La dinamica è questa: la siccità fa abbassare il livello del fiume, poi abbondanti piogge fanno improvvisamente defluire verso il Tevere molta acqua, probabilmente non salubre, che sconvolge l’ecosistema. Ma come mai e da dove arrivano le presunte sostanze inquinanti? Ancora non è chiaro. Al riguardo ci sono molte ipotesi.

Prima ipotesi: i veleni agricoli

La prima ipotesi, su cui puntano il dito esponenti del WWF, riguarda l’agricoltura. Nei campi si usano insetticidi, forse anche prodotti chimici illegali. Sostanze nocive che si depositano e si accumulano nel terreno, in particolare durante i periodi secchi. Poi le prime vere piogge fanno defluire tutte queste sostanze verso il Tevere, avvelenando letteralmente l’acqua e i poveri pesci.

Seconda ipotesi: il traffico di Roma

Una seconda ipotesi, invece, è legata all’incuria e alla mancata pulizia delle strade della capitale. È nell’asfalto, infatti, che si depositano metalli e sostanze nocive legate al traffico, oltre a sporcizia varia dovuta all’incuria. Anche in questo caso le prime piogge dopo periodi siccitosi “lavano le strade”, facendo defluire tutti questi elementi nocivi nei canali di scolo e nelle fogne, che finiscono inevitabilmente nel Tevere.

Molti pesci morti galleggianti sul Tevere

Terza ipotesi: scarichi abusivi

Una terza ipotesi riguarda veri e propri scarichi abusivi e sversamenti di sostanze illegali. Sostanze letali per i pesci del Tevere. Proprio per cercare eventuali allacci abusivi, la polizia locale, dopo le morie, ha percorso lunghi tratti del fiume, senza però trovare nulla di irregolare.

Quarta ipotesi: mancanza di ossigeno

Una quarta ipotesi è quello dell’eutrofizzazione. Nei campi agricoli si utilizzano molti fertilizzanti che riempiono il terreno di sostanze organiche in eccesso. Le piogge che arrivano dopo lunghi periodi siccitosi portano improvvisamente queste sostanze organiche nei fossi, negli affluenti e quindi nel Tevere. Poi la degradazione di queste sostanze organiche sottrarrebbe l’ossigeno e i pesci morirebbero di anossia.

I casi di morie nel Tevere

Questa improvvise morie di pesci non sono più una novità a Roma. Nel 2021 vasti tappeti di carcasse hanno deturpato il Tevere in molti punti. Ma episodi simili si erano già verificati, in particolare nel 2020, a fine maggio e in luglio, sempre dopo abbondanti piogge che seguivano lunghi periodi di siccità. Le analisi e le conclusioni a cui erano giunti i tecnici dell’Arpa Lazio avvaloravano l’ipotesi dell’anossia.

Il monitoraggio

Il personale dell’Arpa Lazio e dell’Asl ha accompagnato la polizia durante il monitoraggio del fiume del 26 agosto 2021. Gli addetti hanno constatato che i tratti di fiume interessati dalla moria sono gli stessi di quelli degli anni precedenti. Quindi hanno effettuato prelievi di acqua e di carcasse di pesci da analizzare. La relazione conclusiva delle analisi, però, non ha evidenziato nessuna criticità particolare. Il problema dipende dal fatto che i pesci vanno a galla 24 ore dopo la morte: a quel punto le analisi diventano tardive. L’acqua del Tevere, infatti, superato il momento di inquinamento acuto, torna rapidamente verso la normalità.

DATA DELLE RIPRESE: 01/09/2021 – LUOGO: ROMA