Lago Albano, che fine ha fatto l’acqua olimpica?

Le strutture utilizzate per l’Olimpiadi di Roma del 1960 giacciono dimenticate sempre più lontane dalla riva. Il lago Albano continua rapidamente a ritirarsi

Data delle riprese: 07/07/2017 – Luogo: Castel Gandolfo (Roma)

Pare proprio che dopo aver ospitato le Olimpiadi di Roma nel 1960, il lago Albano si sia ritirato. Non solo dalle competizioni, ma anche nel vero senso della parola: il livello della sua acqua, infatti, è sceso drasticamente. Un fatto ampiamente dimostrato dalle strutture olimpiche ancora in piedi.

Strutture olimpiche in rovina

Appena si raggiunge il lago, passando da Castel Gandolfo, ci si trova subito dinanzi a un piccolo parcheggio. Sembrerà incredibile, ma anche quella era una struttura olimpica adibita ad accogliere mezzi di servizio per le gare. Però i mezzi che ricoverava non erano auto ma motoscafi, non appoggiati nel suolo, ma galleggianti, pronti a essere usati.

Se da lì si gira lo sguardo verso destra, si scorge lo scheletro di una misteriosa struttura. Nel 1960 era la torre di controllo da cui si monitoravano le gare di canottaggio, che si ergeva a ridosso dell’acqua. Oggi invece l’acqua è molto distante e la struttura (in rovina) è circondata da una folta vegetazione.

Stesso discorso vale per i piloni di ancoraggio. Per tracciare le corsie delle gare, si erano costruite delle piattaforme di cemento sulle quali c’erano dei tiranti, dai quali passavano le funi che tenevano le boe di delimitazione. Le piattaforme di cemento erano appena appena sopra l’acqua in quanto appoggiati a dei lunghi piloni sommersi (tipo palafitte). Oggi quei lunghi piloni non solo sono completamente all’asciutto, ma sono distanti dall’acqua di almeno venti metri.

Cause del prosciugamento

Questi tre esempi dimostrano di quanto si sia abbassato il livello dell’acqua. Le cause sono molteplici. Innanzitutto bisogna citare l’urbanizzazione delle zone adiacenti lo specchio d’acqua, che ha accentuato lo sfruttamento dell’acqua della falda che alimenta il lago. Oggi è difficile fare una stima di quanti pozzi ci siano, considerando poi che molti sono abusivi. 

Ma bisogna poi anche considerare che urbanizzazione fa rima con cementificazione: il cemento impermeabilizza il terreno, l’acqua piovana non scende più verso la falda ma viene incanalata verso il mare. A questo punto è utile ricordare che il lago Albano non ha immissari ma raccoglie le acque dal proprio bacino imbrifero.

A tutto ciò, poi, bisogna aggiungere i cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale aumenta l’evaporazione. Ci sono periodi di siccità molto più lunghi. E le precipitazioni, più sporadiche, sono sempre più spesso estreme, alluvioni, che più difficilmente vanno ad alimentare la falda acquifera (anche a causa della cementificazione, tanto per chiudere il cerchio)

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