Granchio blu, i motivi dell’invasione in Italia

Nativo delle coste americane, sta sconvolgendo gli ecosistemi e l’economia in Italia. Ecco una guida per conoscere il granchio blu

Un granchio blu sulla sabbia
Fonte: ThePalm52 su Pixabay

Il granchio blu è grande, veloce e aggressivo. Si sta moltiplicando a vista d’occhio sulle coste italiane, mettendo in crisi interi ecosistemi marini e l’economia che ci ruota intorno. I pescatori sanno che indietro non si torna: ormai l’invasione del granchio blu è troppo estesa, non resta che adattarsi al nuovo protagonista. Vediamo come mai siamo arrivati a questa situazione

Le caratteristiche del granchio blu

Il granchio blu (Callinectes sapidus) è molto grande: la sua corazza può arrivare fino a 23 centimetri di lunghezza. Sono lunghe anche le sue zampe e le chele robuste. Caratteristiche che lo rendono un ottimo nuotatore e un cacciatore molto aggressivo. Mangia di tutto: piante marine, cozze, vongole, ostriche, pesci morti e piccoli crostacei, anche piccoli granchi della loro stessa specie.(1) Il loro nome deriva dal fatto che parti delle zampe e delle chele sono di colore blu.

Da dove viene

È originario delle coste atlantiche delle due Americhe: è presente lungo tutto il tratto che va dalla Nuova Scozia (Canada) fino all’Argentina, passando per il Golfo del Messico. Negli Stati Uniti, in particolare nel Maryland, il granchio blu rientra in un fiorente commercio: è molto apprezzato in cucina, in particolare per la preparazione di primi piatti ma anche dolci realizzati con la sua polpa. Tanto è vero che se ne regolamenta la pesca, al fine di non rischiare la scomparsa della specie.

Come è uscito dalla sua area originaria

Le specie marine escono dalle loro aree di origine in particolare seguendo le rotte internazionali delle navi.(2) Può succedere che meduse, uova o larve restino incagliate nelle incrostazioni dello scafo oppure, e questa è la principale ipotesi che riguarda il granchio blu, finiscano nella zavorra: una quantità d’acqua che viene imbarcata affinché l’imbarcazione raggiunga il peso ideale. Poi, una volta raggiunta la destinazione, la nave rilascia l’acqua di zavorra in un’altro Stato. In questo modo, però, rilascia anche una quantità di organismi biologici in un nuovo ambiente. 

Dove si è diffuso 

In questo modo il granchio blu, nel secolo scorso, si è diffuso nei mari di tutto il mondo, in particolare in Cina, Giappone ed Europa. Nel Mediterraneo si segnala la presenza del granchio blu fin dalla metà del secolo scorso.(3-4) Si trattava, però, di episodi sporadici. Negli ultimi anni, invece, la sua presenza nel Mediterraneo è diventata sempre più diffusa. Spagna, Grecia, Tunisia e Italia oggi stanno facendo i conti con una vera e propria invasione. Cosa è cambiato rispetto al secolo scorso?

I motivi dell’invasione

Il motivo per cui oggi il Mediterraneo è più adatto alla proliferazione del granchio blu è il cambiamento climatico:(3) oggi il mare è molto più caldo, ideale per lo sviluppo delle larve (che necessitano di una temperatura di almeno 15 gradi)(4) e la proliferazione della specie. Una volta che si instaura in un territorio, poi, il granchio blu ha molte caratteristiche che lo favoriscono rispetto alle altre specie native: è molto più grande e forte dei nostri granchi, è più fecondo (una femmina produce milioni di uova in ogni covata) e non ha molti predatori (in America, ad esempio, un grande predatore di questa specie è l’airone blu, inesistente dalle nostre parti).

La diffusione in Italia

Può capitare di vederlo lungo le coste dove c’è molta acqua bassa: ci sono segnalazioni, ormai, in tutta Italia, ma in particolare nell’Adriatico. Il granchio blu, inoltre, è in grado di sopportare vari gradi di salinità: questo gli permette di trovare molti spazi ideali, anche dove c’è acqua salmastra (un mix tra acqua dolce e salata). Per questo sono molto diffusi nelle lagune, nei laghi a contatto col mare e nelle foci dei fiumi. Goro e Comacchio, sulla foce del Po, e la laguna di Orbetello sono due territori dove si sta assistendo a un’invasione fuori controllo, che sta creando molti problemi.

L’impatto del granchio blu

In alcune zone i granchi autoctoni rischiano di scomparire, soppiantati da questa specie dominante. La loro voracità, inoltre, mette in crisi l’equilibrio di interi ecosistemi, perché viene a mancare cibo anche per molte specie di pesci, in particolare nelle prime fasi della loro vita. Nella foce del Po, ad esempio, i granchi blu stanno mangiando un’enorme quantità di vongole, mandando in crisi migliaia di allevatori.(5) I pescatori, infine, trovano i loro attrezzi, le nasse e le reti distrutti dalle loro potenti chele.

Come risolvere il problema

Al momento il granchio blu non rientra nei circuiti commerciali italiani. L’unico modo per ridurre l’invasione sembra quello di imitare quanto succede negli Stati Uniti: predisporre un tipo di pesca specifico (con attrezzi ad hoc) e creare un mercato che coinvolga tutta la filiera, dai ristoranti al consumatore finale. In molte parti del mondo la polpa di granchio blu è considerata una prelibatezza. In Italia potrebbe succedere la stessa cosa.

FONTI

  1. Blue crab – Analisi del National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa)
  2. Marine non-indigenous species – Report dell’Agenzia ambientale europea (Eea)
  3. Il granchio blu: danno o risorsa?– Focus dell’Arpa della Toscana
  4. Il granchio blu – Focus del Giornale dei Marinai
  5. Sos granchio blu – Articolo di Coldiretti