Flygskam, ecco perché volare diventa una vergogna

Qual’è l’impatto ambientale degli aerei? Quali sono le reazioni? Ecco una guida per conoscere il movimento flygskam

Fonte: 穿着拖鞋一路小跑 / Pixabay

Una volta era la paura di volare a tenere i più ansiosi lontano dagli aerei. In tempi di cambiamenti climatici, invece, a far restare coi piedi per terra ci pensa la “vergogna di volare”, o flygskam, neologismo nato in Svezia, da dove è cominciato il movimento contro il volo aereo. Vediamo in che cosa consiste.

Il significato di Flygskam

Flygskam è un neologismo entrato nei dizionari svedesi nel 2018,(1) composto dall’unione di due parole: flyg (volo) – skam (vergogna). Con questo termine si intende la vergogna che si prova quando si viaggia in aero, a causa dell’impatto ambientale provocata da quel volo.

L’impatto ambientale del volo

Si stima che circa il 2% di tutti i gas serra emessi in atmosfera dall’uomo dipendano dall’aviazione.(2) Può sembrare poco, ma si deve considerare che l’aereo rappresenta una piccolissima fetta del trasporto umano. E rispetto agli altri mezzi risulta di gran lunga quello con le maggiori emissioni di anidride carbonica per chilometro.(3) Confronto impietoso soprattutto se si considera il treno: un chilometro in volo emette 20 volte più CO2.

L’origine del Flygskam

Il termine viene utilizzato per la prima volta nel 2017 da Staffan Lindberg, un cantante svedese che ha annunciato di non voler più volare. In un articolo ha dichiarato che la gente che prende aerei dovrebbe provare vergogna per i danni ambientali commessi. L’articolo viene firmato anche da altri noti personaggi svedesi, tra i quali la cantante Malena Ernman, madre dell’attivista per l’ambiente Greta Thunberg. Sarà proprio la giovane ambientalista a dare slancio al neonato movimento Flygskam.

L’impatto di Greta Thunberg

Greta Thunberg diventa un simbolo dei movimenti ambientalisti e la sua presenza viene invocata in varie parti del mondo, in occasione di manifestazioni o incontri internazionali sul clima. Lei non si sottrae, ma ad una condizione: non prende mai l’aereo. Così viene fotografata nelle stazioni ferroviarie dei vari paesi che raggiunge. Il segnale più importante lo lancia nel 2019, quando attraversa in barca a vela l’Oceano Atlantico per raggiungere New York. In tutto il mondo gli ambientalisti cominciano a interrogarsi sull’impatto ambientale degli aerei e ai comportamenti più etici a cui attenersi.

Il licenziamento del ricercatore italiano

Un altro episodio eclatante avviene nel 2023 e il protagonista questa volta è italiano. Il ricercatore Gianluca Grimalda si trova per lavoro in Papua Nuova Guinea. L’istituto per cui lavora gli chiede di tornare in Europa ma lui si rifiuta di prendere voli aerei a causa del loro impatto ambientale. Il viaggio di ritorno programmato da Grimalda, che in un suo profilo social si definisce slow-traveller (viaggiatore lento), prevede solo navi, traghetti, treni e pullman e richiede quasi due mesi di tempo. Una scelta che gli causa il licenziamento. Questo episodio viene ripreso dai mass media di tutto il mondo.

Le conseguenze del movimento Flygskam

In Svezia nel 2019 il numero dei passeggeri degli aerei cala rispetto agli anni precedenti e si ritene che sia una conseguenza del movimento Flygskam.(4) D’altra parte, però, nel resto d’Europa, sempre nel 2019, il numero dei passeggeri degli aerei continua a crescere. Nel 2020, poi, scoppia la pandemia globale di Covid che cambia radicalmente lo scenario. Diventa quindi difficile capire l’impatto del movimento. Di certo non passa inosservato e le associazioni di categoria, preoccupate, si affrettano ad annunciare quanto i voli aerei stiano diventando più efficienti e rispettosi per l’ambiente.(5)

Le alternative per inquinare meno

Dal movimento flygskam nascono iniziative e inviti per nuovi tipi di viaggio, più lenti e rispettosi per l’ambiente. L’alternativa principale all’aereo è il treno, considerato il mezzo di trasporto con meno emissioni per fare lunghi tragitti. Così, sempre dalla Svezia si fa largo anche il termine tågskryt (vanto del treno), con le persone che si mostrano orgogliose di percorrere lunghe distanze su rotaie; azione ovviamente contrapposta alla vergogna di volare. Mentre chi non vuole rinunciare agli aerei, può comunque fare scelte più consapevoli: è infatti provato il fatto che ci siano meno emissioni se si scelgono aerei di medie/grandi dimensioni, in classe economica(6) ed evitando scali intermedi.

FONTI

  1. New swedish words – Articolo del giornale The Local
  2. Emissions by sector – Analisi di Our World in Data
  3. CO2 emissions from transport – Analisi dell’Agenzia ambientale europea
  4. The shame of flying in Sweden – Articolo della BBC
  5. Remarks on flygskam – Nota di International Air Transport Association
  6. CO2 from aviation – Report di International Council on Clean Transportation