Il consumo di suolo spiegato ai bambini

Dall’importanza del terreno alle conseguenze delle colate di cemento. Una scheda per sapere tutto sul consumo di suolo in Italia

Il suolo fa crescere gli alberi, filtra e custodisce l’acqua, ci regala paesaggi da cartolina. Quindi ci fa mangiare, bere e stare bene. Ma quando lo ricopriamo col cemento, non fa più niente di tutto ciò. Per questo il consumo di suolo è diventato una minaccia per il benessere dell’uomo e di tutto l’ecosistema. Ogni anno in Italia vengono persi 70 chilometri di suolo. Senza nessuna regola per impedire che questo accada. Vediamo le cause e le conseguenze , con una scheda per capire in modo chiaro tutti gli aspetti del consumo di suolo.

Che cos’è il suolo?

Il suolo è lo strato più superficiale della crosta terrestre, la sua parte visibile e sulla quale camminiamo. Si forma dalle rocce, che vengono lentamente erose ed alterate dal sole, dal vento, dall’acqua e dall’attività di animali, piante e microrganismi. Un lavoro lento, continuo e lungo: per creare cinque centimetri quadrati di suolo fertile servono mille anni. 

Perché il suolo è indispensabile?

Nel suolo nasce e poi cresce tutta la vegetazione, che è alla base della catena alimentare. Insomma, senza suolo non ci sarebbero alberi, frutti, ma neanche animali; non ci sarebbe vita. Oltre a questo, poi, il suolo offre altri servizi indispensabili per l’uomo: 

  • Fa crescere tutti i prodotti agricoli
  • Fa crescere alberi che attenuano il caldo estivo
  • Fa filtrare l’acqua piovana, che va a riempire le falde sotterranee
  • Accumula carbonio evitando che venga disperso in aria
  • Crea paesaggi che diventano una risorsa preziosa per il turismo

Che cos’è il consumo di suolo?

Il consumo di suolo consiste nella copertura artificiale del terreno. Si tratta di una variazione del suo stato che impedisce tutte le sue indispensabile funzioni (descritte sopra). Il consumo può essere di due tipi:

  • Permanente – Quando il suolo perde definitivamente le sue funzioni. Questo tipo di consumo è generalmente legato al cemento, utilizzato per creare edifici e strade. Con una copertura di questo genere, il suolo è perso
  • Temporaneo – Quando il suolo sarebbe in grado di recuperare le sue funzioni una volta tolta la copertura. Fanno parte di questa categoria le strade o i parcheggi in terra battuta, i cantieri o i pannelli solari a terra

Quali sono le cause del consumo di suolo?

Il consumo di suolo è legato soprattutto all’urbanizzazione: le città con tutte le sue case, strade, industrie ed edifici coprono il suolo. Oggi è ancora più grave a causa del fenomeno della “città diffusa” (detto urban sprawl, in inglese): le case continuano ad aumentare in modo disordinato, soprattutto verso l’esterno, le periferie, sempre più lontano dal nucleo centrale. Questo comporta anche la costruzione di nuove strade ed edifici per i servizi. Inoltre nella seconda metà del secolo scorso è aumentata anche la possibilità di comprare seconde case, ambite soprattutto se vicine al mare.

Come si misura il consumo di suolo?

Il consumo di suolo in Italia viene monitorato con l’ausilio dei satelliti di Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea. Grazie a tecniche di telerilevamento e alla comparazione di periodiche analisi si esaminano la situazione generale e tutte le trasformazioni del territorio. Ad occuparsi di queste analisi è il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa), che ogni anno pubblica il Rapporto sul Consumo di Suolo.

Quanto suolo viene consumato in Italia?

La copertura artificiale di suolo naturale in Italia supera di poco il 7 per cento dell’intero territorio italiano. La media europea è del 4,2 per cento. Ma quello che preoccupa è soprattutto l’incremento del consumo di suolo, anno dopo anno. Si stanno perdendo 7 chilometri quadrati di suolo ogni anno, due metri quadrati al secondo. 

Con che cosa viene ricoperto il suolo?

Un quarto di tutto il suolo consumato è dovuto alla costruzione di edifici, che continuano ad aumentare costantemente (nonostante il calo demografico) e ovunque (nelle città, nelle periferie sempre più estese e nelle aree rurali). A seguire ci sono le strade e i centri commerciali, logistici (in aumento) e le industrie. Per quanto riguarda il consumo temporaneo, invece, un settore che si prevede in forte crescita è quello degli impianti fotovoltaici.

Quali sono le conseguenze del consumo di suolo?

Ecco solo alcune delle principali conseguenze:

  • CALDO – Le città con edifici sempre più fitti, senza angoli verdi, assorbono di più le radiazioni solari e in estate diventano “isole di calore”: la temperatura sale anche di due o tre gradi rispetto alle zone rurali. 
  • ACQUA – L’acqua piovana non filtra più nel sottosuolo, per accumularsi nelle falde, importante risorsa, soprattutto durante i periodi di siccità. 
  • ALLUVIONI – Non filtrando più, l’acqua si accumula e scorre in superficie, diventando una concausa di eventuali alluvioni.
  • CARBONIO – Il suolo ricoperto (e senza vegetazione) non è più ingrato di accumulare e stoccare al suo interno il carbonio, che se disperso nell’atmosfera diventa un gas ad effetto serra
  • ECOSISTEMI – Animali e vegetazione perdono il loro habitat. Si sottovaluta anche la gravità della frammentazione degli ecosistemi, a causa delle infrastrutture che separano nettamente ambienti naturali.

Come si può rimediare?

Il rimedio principale è quello di smettere di costruire incessantemente nuovi edifici e strade. Per raggiungere questo obiettivo si potrebbe incentivare il riutilizzo di aree già edificate, ma non utilizzate. In Italia oltre 310 chilometri quadrati di territorio sono occupati da edifici abbandonati o degradati. Per quanto riguarda i pannelli solari, si prevede che nei prossimi anni 50mila ettari di suolo possano essere occupati da impianti fotovoltaici a terra, ma questa quota potrebbe diminuire se si privilegiasse l’installazione su tetti degli edifici.

Ci sono leggi o regole da seguire?

  • EUROPA – Nel 2006 la Commissione europea aveva proposto al Parlamento la “Strategia tematica per la protezione del suolo“, con le regole da adottare da tutti gli Stati. Però quella direttiva è stata ritirata nel 2014, senza diventare vincolante. Nel 2011 la Commissione europea ha pubblicato la “Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” in cui fissa l’obiettivo dell’azzeramento del consumo di suolo entro il 2050. Nel 2012 ha poi stilato le linee guida per limitare l’impermeabilizzazione del suolo. Al momento, però, non ci sono regole comunitarie vincolanti
  • NAZIONI UNITE – Nel 2015 le Nazioni Unite pubblicano l’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile con gli Obiettivi di sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs). L’undicesimo obiettivo riguarda la sostenibilità delle città e un indicatore per raggiungere questo goal è quello di “rapportare la quota del consumo di suolo alla quota della crescita demografica” entro il 2030 (indicatore 11.3.1).
  • ITALIA – Ci sono stati molti disegni di legge mai approvati. Nel 2022 il Comitato Interministeriale per la transizione ecologica approva il Piano di Transizione Ecologica (PTE), che fissa l’obiettivo di arrivare a un consumo netto pari a zero entro il 2030. Anticipando di vent’anni l’obiettivo europeo. Oggi, però, ancora non c’è una legge nazionale quadro, in grado in indirizzare in modo univoco tutti gli enti territoriali