Cocciniglia tartaruga, il killer dei pini di Roma avanza

Come mai è così dannosa? Come si ferma? Ecco una scheda per sapere tutto sulla cocciniglia tartaruga in Italia

Pini secchi uccisi dalla cocciniglia tartaruga
PINETA DI CASTEL FUSANO 2022

Dopo un anno dall’aggressione, restano solo rami secchi su un tronco traballante. In Italia migliaia di pini, alti fino a venti metri, sono sterminati da insetti di qualche millimetro: la cocciniglia tartaruga (Tormeyella parvicornis). È un parassita nordamericano che si è ambientato benissimo nel nostro clima. Sta distruggendo intere pinete, soprattutto a Roma e in Campania. Ma la marcia della cocciniglia procede spedita verso la conquista di nuovi territori. Come mai non si riesce a bloccare l’infestazione? Perché in Italia fa più danni che in America? Ecco una scheda per capire tutto, in modo semplice, sull’inarrestabile avanzata della cocciniglia tartaruga.

Caratteristiche della cocciniglia tartaruga

È un insetto grande quattro millimetri, a forma ovale, con il dorso marrone che presenta qualche macchia, simile al guscio di una tartaruga (da qui deriva il suo nome). Si instaura in diversi tipi di pini (predilige il pino domestico), nei rami più giovani, nei germogli o negli aghi. Si nutre succhiando la linfa dell’albero.

In quali paesi si trova

La cocciniglia è originaria degli Stati Uniti e del Canada. Nel 2008 si segnala la sua presenza anche nell’area caraibica, in particolare a Porto Rico e nelle isole Turks e Caicos, dove in pochi anni fa una strage di pini. Poi sbarca in Italia. Nel 2014 viene individuata a Napoli e lì comincia a infestare le aree del golfo, a cominciare dai pini di Posillipo. Nel 2018 è il turno di Roma e lì diventa subito un emergenza, visto l’elevato numero dei pini della capitale, ora seriamente minacciati. In pochi anni ampie zone delle pinete dal litorale fino ai pini del centro della città mostrano i segni, con migliaia di alberi morti o morenti.

Come si diffonde la cocciniglia tartaruga

Il vettore principale, in grado di far cambiare nazione e continente alla cocciniglia, è l’uomo, in particolare attraverso il commercio delle piante. Quasi sicuramente il parassita è arrivato dagli Stati Uniti ai Caraibi insieme ad alberi di Natale infestati. Anche in Italia si sospetta che sia sbarcata nel napoletano insieme a piante importate. Poi c’è il vento, che in grado di portare le giovani cocciniglie (non ancora ancorare ai rami) da un albero all’altro, anche a distanza di chilometri. Anche gli animali (come gli uccelli) possono diventare dei vettori inconsapevoli. 

Come mai è diventata un’emergenza in Italia

La cocciniglia tartaruga è molto prolifica: la femmina è in grado di produrre fino a 500-700 uova. Bisogna poi considerare che col clima mite aumentano i cicli annuali di riproduzione. Negli stati settentrionali degli Usa e in Canada (dove è originaria) c’è solo una generazione all’anno. In Italia ci possono essere, invece, 3 o 4 cicli riproduttivi, con una breve pausa invernale. Nei Caraibi le generazioni si susseguono senza sosta. Inoltre in Italia la cocciniglia, come tutte le specie aliene, non ha un predatore naturale. Quindi è in grado di proliferare indisturbata sui rami dei nostri alberi. Infine bisogna considerare che nel nostro paese il pino è un albero diffusissimo. Per questi motivi la cocciniglia sta imperversando in Italia. Il ministero dell’Agricoltura ha emanato un decreto con le “misure d’emergenza” per contrastarlo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21-07-2021

Quali sono i danni causati dalla cocciniglia

La cocciniglia tartaruga, come detto, si nutre di linfa, e questo indebolisce l’albero. Inoltre il parassita secerne una sostanza zuccherina bianca, detta melata, che attira altri insetti e parassiti. Infatti di solito la melata è seguita dalla cosiddetta “fumaggine”, una coltre scura causata dalla formazione di funghi nerastri, che impedisce la capacità di fotosintesi dell’albero. 

Quali sintomi manifesta il pino dopo l’aggressione

Nella fase iniziale dell’aggressione il pino non manifesta praticamente nessun sintomo. Questo rende ancora più difficile il contenimento della cocciniglia tartaruga. Poi, si può notare sia la melata chiara luccicante che la fumaggine scura. Col passare del tempo, il pino perde gradualmente vigore, gli aghi prima diventano gialli, poi si seccano e cadono, finché i rami restano spogli. Nel giro di un paio di anni l’albero può morire. Sta succedendo in diverse pinete della Campania e del centro Italia, ma anche nello zone urbane, dove i pini sono già in sofferenza per il manto stradale e l’inquinamento luminoso.

I principali rimedi

Il rimedio principale è la sega elettrica. Spesso ci si rende conto del problema quando ormai non c’è più niente da fare. Se, invece, si individuano le cocciniglie in tempo utile, si può provare a porre rimedio. Le soluzioni messe in atto sono principalmente tre:

  • RIMEDI NATURALI – Il rimedio ottimale sarebbe quello di affidarsi al predatore naturale della cocciniglia. Purtroppo in Italia non c’è. Si sono fatte diverse sperimentazioni, in particolare utilizzando alcuni tipi di coccinelle. Purtroppo però non sono predatori specifici di quel parassita, e i risultati non sono stati incoraggianti. Per questo si sta studiando quali possano essere i predatori nel luogo originario (Usa e Canada), per poi eventualmente importarli. Ma si tratterebbe comunque di importare altre specie aliene, con conseguenze nell’ecosistema
  • INSETTICIDI NELLA CHIOMA – Il trattamento chimico della chioma può essere utile. Ma l’effetto ha una durata breve. Inoltre gli insetticidi esterni minacciano le api e altri animali, compreso l’uomo. Non per niente è vietato il loro utilizzo nelle città.
  • ENDOTERAPIA – è una metodologia studiata dall’Università Federico II di Napoli e approvata dal ministero della Salute nel 2021. Consiste nell’iniettare una sostanza insetticida attraverso dei fori alla base del tronco. Il metodo si è dimostrato utile e non dannoso per l’ambiente circostante. Ma è difficile valutare la sua efficacia nel tempo, considerando anche che troppi fori potrebbero minare la stabilità dell’albero
LA PINETA DI CASTEL FUSANO (ROMA) VISTA DAL DRONE