Capitozzatura, quando gli alberi vengono mutilati

Drastiche (e inutili) potature regalano alla via Cassia di Viterbo desolanti mozziconi di vegetazione. A chi conviene la capitozzatura?

Data delle riprese: 16/03/2017 – Luogo: Viterbo – Musica: Bensound

Gli alberi sono un antidoto contro la depressione. Molte ricerche lo affermano. Evidentemente, però, non si riferiscono a ciò che si vede in molte strade cittadine (come la via Cassia di Viterbo): alberi formati da un tronco e qualche moncone di ramo. E’ quello che rimane dopo la capitozzatura: una drastica potatura che elimina gran parte della chioma e dei rami principali. Le piante che subiscono questo trattamento, a vederle, la depressione la fanno venire. Anche perché, oltre a essere brutte, sono destinate a fare una brutta fine.

Ma allora, perché si pratica la capitozzatura? Il motivo principale è l’economicità dell’intervento: ci vuole poco tempo, non servono esperti arboricoltori per segare i rami principali e si ritiene che in questo modo si possa ritardare la necessità dei successivi interventi. Niente di più sbagliato in realtà, perché la pianta diventa più debole e quindi anche più pericolosa se si trova in città.

Infatti l’albero trae la propria energia dalla fotosintesi. Trovandosi senza foglie, quindi, la pianta si ritrova improvvisamente in difficoltà a nutrire tutte le sue componenti, si indebolisce e fatica a fronteggiare parassiti e insetti (che tra l’atro sono attratti proprio dalle parti interne del tronco, esposte a causa delle drastiche potature).

Per ovviare a questo problema, l’albero forza una rapida ricrescita dei rami, che germogliano intorno ai tagli. Ma questi nuovi rami sono più esili dei precedenti e quindi più vulnerabili al vento o alla neve. Insomma, la pianta trattata in questo modo, finisce col necessitare di altri interventi molto prima del previsto. Quello che era cominciato con la speranza di un risparmio, finisce col costare di più.

Inoltre bisogna considerare che l’albero crea un sistema perfetto tra le sue parti: sviluppa in maniera armoniosa radici, fusto, rami e foglie per soddisfare le esigenze di tutto il suo insieme. Se si trancia di netto un ramo (quello che succede con la capitozzatura), la pianta rinuncia smette di utilizzare una radice che serviva per alimentarlo. Ma in questo modo perde anche quella stabilità che era garantita anche da quella radice. Ed ecco che i rischi di caduta aumentano.

Un grave rischio, al quale, però, bisogna aggiungere il danno più grave: la tortura a cui devono sottostare le piante cittadine. Un trattamento del tutto contrario anche alla legge italiana, che invece riconosce il loro indispensabile valore. Così recita il primo comma del primo articolo della Legge n.10 del 2013, “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”: 

“La Repubblica riconosce il 21 novembre quale «Giornata nazionale degli alberi» al fine di perseguire, attraverso la valorizzazione dell'ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, l'attuazione del protocollo di Kyoto e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del  dissesto idrogeologico e la protezione del suolo, il miglioramento della qualità dell'aria, la valorizzazione delle tradizioni legate all'albero nella cultura italiana e la vivibilità degli insediamenti urbani”

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