Così il bostrico tipografo stermina gli abeti alpini

Epidemia incontrollabile cambia il paesaggio in Trentino e Veneto: dopo la tempesta Vaia il bostrico invade i boschi di abeti rossi

Tronchi abbattuti e scortecciati per combattere il bostrico tipografo
VAL DI SOLE (TRENTO)

Una distesa spettrale di alberi morti ancora in piedi. È la fotografia odierna di ampie fette di boschi alpini tra il Trentino e il Veneto, dove nel 2018 la tempesta Vaia aveva abbattuto milioni di piante. Oggi, invece, gli abeti sopravvissuti vengono uccisi dal bostrico tipografo, un piccolo coleottero che non si riesce a fermare in nessun modo. Vediamo il motivo in questa guida

Origine e aspetto del bostrico tipografo

Il bostrico tipografo è un coleottero che trae nutrimento dal legno degli alberi. È un insetto ovale, grande circa mezzo centimetro, di colore scuro, con tonalità che vanno dal nero al marrone. Vive sotto la corteccia e vola per spostarsi tra un albero all’altro. È considerato uno degli insetti più distruttivi dei boschi europei(1-2), che rappresentano il suo habitat naturale. La sua area originaria, infatti, è proprio l’Europa e l’Asia.

Come penetra negli abeti

In primavera il maschio adulto penetra sotto la corteccia e richiama le femmine. Dopo l’accoppiamento la femmina scava delle gallerie lungo le quali depone una cinquantina di uova. Successivamente ogni singola larva scava altre gallerie per nutrirsi. Una volta giunti a maturazione i nuovi coleotteri escono dall’albero alla ricerca di un’altra pianta da colonizzare. Si forma in questo modo, negli alberi colpiti, un’intricata serie di gallerie (da cui dipende il nome “tipografo”) che impedisce il passaggio della linfa tra le radici e le foglie. Per questo motivo gli alberi muoiono poco dopo l’aggressione del bostrico tipografo.

Gli abeti rossi in pericolo

Il bostrico tipografo predilige gli abeti rossi, gli alberi in assoluto più colpiti e minacciati dalla presenza del coleottero. In alternativa possono essere colpiti anche pini, larici o abeti bianchi, ma avviene raramente. Gli alberi sani, però, sono in grado di difendersi: i fori di ingresso attivano un flusso di resina che uccide i coleotteri. Per questo motivo il bostrico aggredisce più che altro piante deboli o cadute, non più in grado di difendersi. Questa attività è considerata positiva, in quanto accelera  la sostituzione delle piante malate, innescando un utile rinnovamento della foresta. Questo, almeno, è quello che succede finché non si creano le condizioni per un’espansione incontrollabile del bostrico.

Le conseguenze della tempesta Vaia

Tra ottobre e novembre del 2018 diversi versanti alpini, in particolare tra il Trentino e il Veneto, furono colpiti dalla tempesta Vaia. Il vento raggiunse una velocità fino a 200 km/h e fece crollare milioni di abeti rossi, gli alberi di gran lunga più diffusi nelle Alpi. I tronchi schiantati sono diventati cibo e habitat ideali per il bostrico tipografo. Così i coleotteri sono cresciuti in modo esponenziale e, una volta abbandonati i tronchi abbattuti, si sono rivolti verso gli abeti sani. Gli alberi, normalmente in grado di controllare le incursioni di qualche coleottero, non riescono a difendersi quando l’attacco arriva da un’enorme quantità di insetti. Ed è esattamente quello che è successo dopo Vaia.

Le foreste del Trentino e del Veneto aggredite 

Nei primi anni dopo la tempesta i danni non sono stati evidenti(3-4). Questo perché il bostrico tipografo prolifera dalla primavera all’autunno, favorito dalle alte temperature. Il clima alpino del 2019 e del 2020 non ha favorito lo sviluppo dei coleotteri: il loro incremento è stato lieve. Il caldo estremo raggiunto nei due anni successivi, invece, ha provocato l’esplosione del bostrico da una parte e l’indebolimento degli alberi dall’altra. La siccità, infatti, priva gli abeti dell’acqua necessaria per formare la resina. Una situazione che ha causato un’altra strage di alberi. 

Le conseguenze dell’attacco

Numerosi boschi tra il Trentino e il Veneto sono stati colpiti dal bostrico e la presenza di abeti ingrigiti è diventata una caratteristica predominante. Non è solo il paesaggio a risentirne. Gli alberi infatti sono l’habitat determinante per tutta le specie di flora e fauna alpine. Inoltre le radici svolgono un ruolo importante per tenere compatto e coeso il terreno, impedendo erosione e frane. I tronchi invece impediscono le valanghe. Il legname, infine, perde valore in quanto il bostrico è spesso accompagnato da particolari funghi che cambiano il colore del legno, che diventa bluastro. 

I rimedi contro il bostrico tipografo

Quando l’aumento del bostrico è tale da diventare una “epidemia” non ci sono rimedi in grado di arrestarlo. Ci sono però alcune attività utili per contenere i danni

  • Rimozione – Rimuovere gli alberi appena colpiti e gli elementi del sottobosco, che possono favorire lo sviluppo del bostrico (ad esempio rami o ramoscelli caduti)
  • Scortecciatura – Togliere la corteccia, soprattutto negli alberi rimossi, è un metodo per distruggere l’habitat dei coleotteri
  • Trappole – Le trappole ai feromoni non sono in grado di arrestare l’aumento dei coleotteri, però vengono utilizzate per monitorare lo sviluppo dell’epidemia
  • Alberi esca – Al posto delle trappole si può inserire il feromone in alcuni alberi, che poi vengono scortecciati subito dopo l’attacco dei coleotteri
  • Alberi morti – Meglio tenere in piedi gli alberi morti, poiché sono già stati abbandonati dal bostrico, ma possono ancora ospitare altri nemici naturali degli insetti. 

Quanto dura l’epidemia 

Basandosi su esperienze simili avvenute in precedenza in Europa, la durata media di questa epidemia è di 5-6 anni (3-4). Ci sono però variabili dovute al clima. Tendenzialmente i due o tre anni successivi alla tempesta, che ha provocato lo schianto di alberi, sono quelli in cui si manifestano i danni più gravi. Poi l’avanzata del coleottero comincia a diminuire, in quanto gli alberi diventano sempre più resistenti e aumentano i predatori naturali del bostrico (picchi, vespe e altri insetti).

Il ripristino dei boschi

Una volta terminata l’epidemia arriva il momento di pensare al ripristino dei boschi. Un opzione è quella di lasciare che la ricrescita avvenga in modo naturale. Questa ipotesi viene però spesso scartata, perché richiede molto tempo. Bisogna comunque evitare gli errori commessi in passato: nel primo dopoguerra del secolo scorso si piantarono quasi esclusivamente abeti rossi. I boschi formati da una sola specie di alberi, perlopiù coetanei, diventano vulnerabili alle aggressioni di parassiti ed eventi estremi. Oggi si ritiene più opportuno piantare alberi di età e specie diverse, anche per adeguarsi a un futuro caratterizzato da temperature più alte.

Le prospettive del bostrico tipografo

Il cambiamento climatico, inoltre, sembra favorire lo sviluppo del bostrico: in futuro aumenteranno sia la siccità (che rende più vulnerabili gli abeti) sia gli eventi estremi che possono provocare altri schianti di alberi, come avvenuto con la tempesta Vaia. Anche per questo motivo è sconsigliabile ricreare boschi simili ai precedenti. Inoltre nelle Alpi il riscaldamento sta aumentando a un ritmo superiore rispetto alla media globale(3) e la natura dovrà adattarsi al nuovo contesto: molte zone sotto i 1400 metri di altitudine diventeranno più idonee le latifoglie rispetto alle conifere (e questa, almeno, è una brutta notizia per il bostrico).

FONTI

  1. Forest pest species profile – Scheda della Fao
  2. Vaia e il rischio bostrico – Relazione dell’Università di Padova e altri
  3. Come fronteggiare l’epidemia da bostrico – Delibera della provincia di Trento
  4. Difesa forestale dal bostrico tipografo – Linee guida della regione Veneto