Le barche abbandonate contaminano l’ambiente

Non sempre le barche vengono rottamate a fine vita; spesso sono abbandonate nel luogo dell’ultimo utilizzo.

Data delle riprese: estate 2017 – Luogo: Ronciglione (Viterbo) e Fiumicino (Roma)

Decrepite e distese, spesso nel luogo in cui sono state utilizzate per l’ultima volta. Si presentano così numerose imbarcazioni in totale stato di abbandono, lungo gli argini dei fiumi, tra le sterpaglie in riva ai laghi o in piazzali non controllati. Il danno non è solo estetico: queste barche abbandonate spesso contengono ancora oli, batterie e carburanti che possono colare e inquinare sia il terreno su cui poggiano, sia l’acqua in cui talvolta ancora galleggiano, benché ormai semidistrutte. Ma come mai ci sono così tanti relitti in giro?

Rottamare una barca è più complesso rispetto alle automobili. Sistemati gli aspetti burocratici con la Capitaneria di porto, bisogna poi affidarsi a delle aziende specializzate. Dopo un sopralluogo il demolitore allestisce un cantiere nel posto in cui si trova la barca e iniziano i lavori: innanzitutto si asportano tutti i materiali riciclabili e poi si demolisce il resto, spesso con escavatori con pinza. I materiali non riciclabili (spesso la vetroresina) viene smaltito in discarica seguendo la normativa dei rifiuti speciali. 

Tutto questo ha un prezzo, alto. Si può spendere anche fino a 6.000 euro per imbarcazioni di una decina di metri. Per risparmiare qualcosa ci sarebbe anche una via: vendere, prima della rottamazione, il motore, le alberature, le vele, gli strumenti e tutti i materiali riciclabili. Ma purtroppo, per risparmiare di più, c’è anche una soluzione ancora più semplice e rapida: abbandonare l’imbarcazione esattamente dove si trova. Decrepita e distesa.

IMMAGINI TRATTE DAL VIDEO