Barche abbandonate, perché sono così tante?

Giacciono nel luogo dove sono state usate l’ultima volta. Le barche abbandonate contaminano l’ambiente con oli e vernici

Le barche abbandonate

Decrepite e distese, spesso nel luogo in cui sono state utilizzate per l’ultima volta. Si presentano così, numerose barche abbandonate lungo gli argini dei fiumi, tra le sterpaglie in riva ai laghi o in piazzali urbani non controllati. Il danno non è solo estetico. Queste imbarcazioni spesso contengono ancora materiali che possono inquinare l’ambiente. Ma come mai ci sono così tanti relitti in giro?

Rottamazione complicata

Rottamare una barca è più complesso rispetto alle automobili. Sistemati gli aspetti burocratici con la Capitaneria di porto, bisogna poi affidarsi a delle aziende specializzate. Dopo un sopralluogo il demolitore allestisce un cantiere nel posto in cui si trova la barca e iniziano i lavori: innanzitutto si asportano tutti i materiali riciclabili e poi si demolisce il resto, spesso con escavatori con pinza. I materiali non riciclabili (spesso la vetroresina) vengono smaltiti in discarica seguendo la normativa dei rifiuti speciali. 

Disfarsi della barca costa

Tutto questo ha un prezzo, alto. Si può spendere anche fino a 6.000 euro per imbarcazioni di una decina di metri. Per risparmiare qualcosa ci sarebbe anche una via alternativa: vendere, prima della rottamazione, il motore, le alberature, le vele, gli strumenti e tutti i materiali riciclabili. Un’altra strada sempre più battuta, inoltre, è quella di regalare la barca non più utilizzata: un’iniziativa sempre più seguita, tra annunci nei siti di merce usata e gruppi Facebook nati proprio per favorire questo trend. Ma purtroppo la soluzione più semplice e rapida resta quella di abbandonare l’imbarcazione esattamente dove si trova.

Grossa imbarcazione abbandonata nel cimitero delle barche sul Tevere

La metà delle barche vengono abbandonate

Così, una volta che l’imbarcazione invecchia e i costi di manutenzione e riparazione diventano sempre più gravosi, si opta per la soluzione più economica. Si stima che oltre la metà di tutte le barche, giunte a fine vita, vengano abbandonate. Così, finita la loro carriera, migliaia di imbarcazioni rimangono immobili nei porti di mare, lungo le rive dei fiumi, nelle vicinanze dei laghi in cui erano utilizzate. Altre volte, invece, vengono trasportate in punti della città poco controllati, che diventano dei cimiteri delle barche. Molto spesso, però, le barche vengono lasciate ancora galleggianti: in questo caso il loro impatto ambientale è notevole.

Le conseguenze

Le barche di solito sono abbandonate nello stato in cui si trovavano l’ultima volta che erano state utilizzate. Questo significa che contengono ancora oli, batterie e carburanti. Sono materiali molto inquinanti, che rischiano di contaminare sia l’acqua su cui galleggiano, sia il terreno su cui sono depositate (piogge, grandini e temporali favoriscono il percolazione dei liquidi inquinanti). Inoltre le barche ancora galleggianti sui fiumi rischiano di essere travolte e trascinate via da ondate di piena e incastrarsi nei piloni dei ponti, diventando ostacoli che favoriscono l’esondazione (vedi, ad esempio, il cimitero delle barche sul Tevere).

Data delle riprese: estate 2017 – Luogo: Ronciglione (Viterbo) e Fiumicino (Roma)