Alluvione in Romagna, cause e conseguenze

Dalla siccità alla piogge torrenziali. Ecco una scheda per sapere tutto quello che è successo e una mappa delle zone colpite

FONTE: DIPARTIMENTO DI PROTEZIONE CIVILE

Interi quartieri sommersi, canotti ed elicotteri per portare in salvo gli abitanti, paesi irraggiungibili perché la collina è franata. Sono scenari apocalittici quelli lasciati dall’alluvione in Romagna. È stata un’improvvisa marea che si è alzata e non ha lasciato scampo: case, fabbriche, auto, campi… tutto è stato sommerso. Là dove la siccità era l’unico problema climatico temuto. Come mai, invece, si è scatenato questo inferno d’acqua? Ecco una scheda per conoscere gli elementi principali che hanno caratterizzato l’alluvione in Romagna.

Cosa è successo

Un’ondata di maltempo ha insistito in particolare sulla Romagna, scaricando tantissima pioggia nell’arco di 48 ore. Nell’Appennino la terra ha cominciato a franare, isolando interi paesi. Tutti i principali corsi d’acqua che nascono in quelle montagne, per andare poi a sfociare nell’Adriatico attraversando la Romagna, sono esondati allagando campagne e paesi in oltre 40 comuni.

Quando è successo

  • 16-17 maggio – L’ondata di maltempo che ha scatenato l’alluvione c’è stata tra il 16 e il 17 maggio. Il picco di precipitazioni è avvenuto nella notte tra il 16 e il 17. Da quel momento le pareti dell’Appennino hanno cominciato a franare e le esondazioni dei fiumi hanno allagato le città per diversi giorni, in alcuni casi, come Conselice (RA), per settimane. 
  • 1-4 maggio – Due settimane prima, tra l’1 e il 4 maggio, c’era stata un’altra ondata di maltempo nella stessa zona, che aveva provocato frane ed esondazioni, più circoscritte. Ma alcune città, come Faenza, sono state allagate due volte.

Dove è successo

Il maltempo ha insistito soprattutto nell’Appennino romagnolo, toccando quello emiliano e marchigiano. Le frane sono avvenute in numerosi paesi nella provincia di Bologna, Ravenna e Forlì-Cesena. I principali fiumi e torrenti che partono da quelle montagne, per raggiungere il mare Adriatico, sono esondati in più punti, soprattutto nei comuni in provincia di Ravenna e Forlì-Cesena; ma sono stati allagate anche alcune zone emiliane. 

Mappa delle zone colpite da esondazioni e frane dell'alluvione in Romagna
MAPPA DELLE ZONE COLPITE

I danni dell’alluvione in Romagna

  • Persone – Sono morte 17 persone: 2 nella prima fase (1-4 maggio) e 15 nella fase più grave (16-17 maggio). Nei momenti più critici ci sono stati 36mila sfollati. 
  • Frane – Sono state stimate fino a mille frane nell’Appennino emiliano-romagnolo. Oltre 300 di queste sono state considerate gravi(1), avendo avuto conseguenze sulla viabilità o reso necessaria l’evacuazione di abitazioni. In alcune zone è cambiata la morfologia del territorio, complicando il ripristino delle vie di comunicazione.
  • Esondazioni – Le esondazioni dei fiumi hanno allagato diversi territori in oltre 40 comuni. Case, fabbriche, automobili, strade e campagne sono state sommerse per diversi giorni, provocando danni irreparabili.
  • Agricoltura – Quando il terreno resta allagato per giorni, le radici marciscono o soffocano per mancanza d’aria. Piante e alberi muoiono. La pianura emiliano-romagnola è la principale zona agricola dell’Italia. Sono finiti sott’acqua peschi, susini, meli, ciliegi, grano e tante altre coltivazioni. Insieme a numerosi allevamenti. La Coldiretti ha stimato 1,5 miliardi di danni e 50mila posti di lavoro a rischio.(2)
  • Aziende – Negozi, fabbriche e anche interi centri commerciali sono stati allagati. Numerose aziende agroalimentari hanno perso scorte di cibo e macchinari. L’industria della ceramica di Faenza è stata gravemente danneggiata..
  • Infrastrutture – Centinaia di strade sono franate. Alcune, soprattutto in montagna, sono irrecuperabili, perché non c’è più il terreno su cui ricostruirle. Nelle strade dei comuni allagati si sono aperte voragini. Diversi ponti sui fiumi sono crollati. Ci sono stati anche problemi anche in alcuni punti delle linee ferroviarie tra Bologna, Rimini e Ravenna.
  • Stima dei danni – Difficile quantificare i danni totali. La stima, un anno dopo l’alluvione, ammonta a quasi 8,5 miliardi di euro(7).

Le cause naturali dell’alluvione

  • Morfologia – La pianura padana è una piana alluvionale: si è formata, nella sua storia geologica, con i sedimenti portati dai fiumi che esondavano periodicamente. Nell’Appennino romagnolo nascono numerosi fiumi e torrenti che portano rapidamente acqua fino al mare Adriatico. Nelle mappe del rischio idrogeologico la Romagna è una delle zone con più territorio e popolazione esposti ad alluvioni di intensità media e alta.(3-4)
  • Meteo – A scatenare l’alluvione è stato un ciclone nato in Africa e risalito in Italia fino alla Romagna, dove si è fermato, bloccato da zone di alta pressione circostanti. In questo territorio ha scaricato la pioggia per due giorni, toccando picchi di 300mm al metro quadrato.(1) In una zona, tra l’altro, in cui c’era già stata una grave ondata di maltempo neanche due settimane prima. Il terreno era già saturo, non più in grado di filtrare altra acqua nel sottosuolo. Rimasta in superficie, tutta l’acqua scorreva verso i fiumi.
  • Mareggiate – L’ondata di maltempo ha scatenato delle violente mareggiate nel litorale romagnolo, da Riccione fino a Ravenna. Le onde si sono scontrate con la corrente dei fiumi, impedendo loro di scaricare in mare l’immensa quantità d’acqua che trasportavano.
MAPPA DELLE PRECIPITAZIONI – FONTE: ARPAE(1)

Le responsabilità umane

  • Prevenzione – La siccità è il problema climatico affrontato dal territorio romagnolo nella storia recente. La minaccia di possibili alluvioni è stata meno considerata. Ad esempio nella maggior parte dei fiumi romagnoli non ci sono vasche di espansione (dove riversare l’acqua in eccesso), presenti invece in diversi fiumi del versante emiliano, dove ci sono state esondazioni nel passato più recente.
  • Corsi dei fiumi – Molti boschi nei pressi dei corsi d’acqua sono stati tagliati. La vegetazione, però, compatta il terreno e ha un effetto spugna: assorbe e trattiene l’acqua.
  • Urbanizzazione – L’Emilia Romagna è una delle regioni italiane col maggiore incremento di consumo di suolo.(5) Costruire edifici e strade significa impermeabilizzare il terreno. L’acqua, in questo modo, non filtra nel sottosuolo ma scorre, verso i fiumi. 

Colpa del cambiamento climatico?

Non si può affermare che un singolo episodio sia causato dal cambiamento climatico. Si può dire, però, che l’alluvione della Romagna si inserisce in quel contesto. Il riscaldamento globale, infatti, comporta l’aumento di eventi estremi, in particolare siccità e alluvioni.(6) Può sembrare contraddittorio, ma in realtà siccità e alluvioni sono due facce della stessa medaglia: col calore, infatti, l’atmosfera aumenta la sua capacità di trattenere vapore acqueo, che si accumula più a lungo per poi precipitare tutta in una volta attraverso precipitazioni più abbondanti. Quindi le precipitazioni diventano meno frequenti ma più intense.

FONTI

  1. Quadro di sintesi – Nota dell’Ispra sull’alluvione
  2. 1,5 miliardi di danni agricoli – Stima di Coldiretti
  3. Rischio alluvioni – Report di Ispra
  4. Rischio in Emilia Romagna – Mappa Idrogeo di Ispra
  5. Consumo di suolo – Report annuale di SNPA
  6. Climate change 2021 – Sesto rapporto dell’Ipcc
  7. Alluvione, un anno dopo – Comunicato della Regione